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IL PRESEPE PASTORALE DI GIUSEPPE SALVATORI

2016, balsa e tempera vinilica, cm 30x2000

Salvatori mette in scena il Natale toccando tutti i generi espressivi, rivelando e nascondendo al tempo stesso, ispirandosi a una visione simbolica della vita. Si mette in cammino, con gli occhi e con la mente, girando intorno a se stesso e moltiplicando all'infinito il percorso non solo religioso ma etico e sociale. La drammatizzazione a più temi, a scene contigue, tutte piene e vuoti, inanellate e svelate sul tavolo circolare che ci invita a ruotare, a compiere una sorta di periplo intorno all'antologia di figure senza volto o ombre di se stesse, gli animali - "la terza anima del mondo e che hanno, senza peccato, seguito l'uomo nell'esperienza terrena" - gli insetti, gli oggetti, le cose, tutte in nero, verde, azzurro, rosso e marrone (Giuseppe e Maria, il Bambino che gioca col pappagallo, gli angeli che si arruffano fuori dalla capanna, il pastore e la sua pecora abbandonati accanto a una barca che ha perso il suo carico, i pifferai che suonano come se cercassero il cammino, il bue e il tacchino, il gallo, il pavone e farfalle, la pecora, la lucertola e il filo d'erba, la mela, le mani e il confessionale, i coltelli, la spada e la luna, i fiori che sbocciano, le uova e la croce, il pastore che gira le spalle allo stupore...), è propria delle visioni poetiche che non ripudiano la tradizione ma la innovano sommando gli stati d'animo, le schegge d'invisibile, all'invenzione formale, la realtà di ieri a quella di oggi.

PASTORALE DI NATALE

Bambino Gesù

caro,

Tu come noi

sei nato al sole

del gioco pazzo,

alla rincorsa 

delle ore in tondo.

Adesso, coi promossi

e no, ti dico

del debito celeste

l'infinita promessa,

l'ultima Sua traccia

e Tua geometria più dura,

quella del legno aperto:

chiodo padre

lacrima madre

Altro non so che

testimoni qui stiamo,

nati nell'ora che nasci

e per sempre.

Amen.

Giuseppe Salvatori

Giuseppe Salvatori è nato a Roma nel 1955. Esponente del ritorno alla pittura figurativa alla fine degli anni Settanta, nel 1980 partecipa alle due mostre pubbliche ricognitive sulle ultime tendenze dell'Arte italiana contemporanea: a Bologna, alla Galleria Comunale d'Arte Moderna, con i Nuovi-Nuovi  di R. Barilli e a Ferrara, alla Loggetta Lombardesca, con Italiana: la nuova immagine di A. Bonito OlivaLa sua ricerca espressiva nasce da una appassionata  rivisitazione dell'arte italiana del primo quarantennio del Novecento, riagganciandosi in special modo alla Metafisica. Tra il 1987 e il 1988 passa alla tecnica della tempera, che gli permette di realizzare opere di più ampie dimensioni, come ad esempio quelle presentate alla Biennale di Venezia del 1990. Ha esposto in Italia e all'estero, nelle maggiori galleria d'arte e in diversi musei. 

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